TORINO 11/09/2008 - Ci sono voluti due anni di indagini per scoperchiare il “pentolone”. Quella che oggi appare come un’associazione criminale specializzata nel sottrarre i soldi allo Stato e nel gestire lucrose attività d’usura, si sarebbe celata dietro il prestigioso marchio della concessionaria di auto di lusso Sport Cars di corso Duca degli Abruzzi, nel cuore della Crocetta. A non più di 500 metri dal Comando della Guardia di Finanza, ad un tiro di schioppo dalla Questura e poco distante dal Comando provinciale dei carabinieri.
Collegate alla rimessa, una finanziaria di prestigio, la Euro Fin Invest, server assicurativo di Reale Mutua e lo show room di preziosi, Sport Gold&Watch in via Vela.
Giro d’affari
Gli inquirenti ci vanno con i piedi di piombo: «Le indagini sono ancora in corso e sono riservate», ma già si intravede il volume d’affari complessivo che avrebbe fruttato al presunto sodalizio criminale la bellezza di 50 milioni di euro. Intanto, i 200 finanzieri, coordinati dal generale Sebastiano Galdino, dai colonnelli Raul Manlio Levanti e Francesco Greco e dal capitano Mauro Masala, che giorno e notte hanno intercettato, pedinato, spulciato tra documenti contabili e conti correnti, hanno messo in cassaforte effetti cambiari e assegni per un totale di 4 milioni di euro. Tutti soldi che i titolari delle attività commerciali avrebbero dovuto versare con l’Iva.
Attività illecite
Il giochetto non era poi così complicato: si costituivano società fittizie che compravano auto di lusso all’estero (esenti Iva) e poi, con Sport Cars, queste venivano rivendute in Italia applicando sconti fino al 20%. L’imposta sul valore aggiunto si perdeva per strada o, meglio, finiva nelle tasche dei boss dell’organizzazione. Il secondo round riguardava, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, le modalità di pagamento delle vetture da parte dei clienti. Rate, maxirate, piccoli e grandi prestiti concessi da Euro Fin Invest. Un giro vorticoso di cambiali e assegni postdatati e interessi che in alcuni casi toccavano il 400%.
Chi non poteva pagare impegnava ciò che possedeva, dall’appartamento all’azienda di famiglia, dai gioielli all’orologio di marca. Da qui l’idea d’avviare un’altra e lucrosa attività con la Sport Gold&Watch, galleria di oggetti preziosi, unica azienda che al momento si trova con le saracinesche abbassate.
Il sodalizio criminale
In manette sono finiti: Roberto e Riccardo Rubiola di 31 e 37 anni, titolari della concessionaria, Roberto Cavallo, 31 anni, venditore di punta della Sport Cars e, con loro, Andrea Gallo, 38 anni e Francesco Aiello, 31 anni, sui quali pendono pesanti accuse di strozzinaggio. Arresti per altre otto persone, accusate a vario titolo di far parte del sodalizio: Alessandro Manfrin, Giacomo Negromanti, Giancarlo Pighetti, Manuela Fanzel, Luca e Tommaso Zambetta e Giuseppe Pellegrino.
Secondo quanto trapelato da ambienti investigativi, l’inchiesta sarebbe nata casualmente da alcuni controlli stradali effettuati su una vettura, una Porsche. Però, non è un segreto, che contro Sport Cars, nel corso degli anni, siano state presentate denunce querele da parte di concessionarie d’auto concorrenti. Contestazioni alla politica di sconti applicati dall’azienda di corso Duca degli Abruzzi e accuse di concorrenza sleale.